IL DIARIO DI BIAGIO PERETTI

1917-18

IMG_6036.jpg
IMG_6038.jpg
IMG_6033.jpg
IMG_6031.jpg
IMG_6030.jpg
IMG_6029.jpg
IMG_6032.jpg
 

DICEMBRE 1917

Dicembre 1917

14 -  In inchiostro neroCome le abitanti di un formicaio sotto una pioggia improvvisa,

gli allievi ufficiali del 7° corso sono fuggiti in cera di un nuovo 

nido, che potrà essere una caverna sulle balze del Trentino, od una tana

scavata sulle rive del Piave. Tante vite riunite così per due mesi

riprendono così ad un tratto il loro andare. Quanti di noi

saluteranno viventi il giorno della pace?

Alle 1.30 di notte un treno ci ha quasi tutti ingoiati, sotto la

tettoia nera mal rischiarata dalle lampadine mascherate. Attraverso

 la notte il treno cammina andando verso la ferita della Patria, che

noi dobbiamo sanare col nostro sangue e la nostra carne.

15. Molti colleghi ci hanno lasciato per via durante la notte. Io

sono destinato sul medio Piave, alla 1492  a S. Biagio di Callalta.

Arrivo a Treviso alle ore 8. La città è triste ,dal Sile quieto e

le sue antiche strade tortuose senza viandanti : Al quarto piano di 

una casa abbandonata, colle finestre chiuse, ferma come il viso di 

un morto, un povero gatto dimenticato, col pelame irto e gli occhi

enormi, miagola disperatamente misurando collo sguardo il sallo cui lo 

spingono la fame e la sete. Sono con Catalisano ed Argenzio,

destinati tutti e tre alla medesima compagnia. Dopo la colazione

un camion ci trasporta a S. Biagio di Callalta. Decisamente il mio

santo patrono non mi assiste. La compagnia nessuno sa dove si trovi.

Riusciamo a sapere; quasi a sera, dopo marcie e contromarcie,

che la 1492 è a Monastier, verso la cima. Andiamo colà, e troviamo 

il carreggio della compagnia, la quale è ancora in trincea. Un mulo

volenteroso ci trasporta in cima. Il conducente ci indichoa gli imbuti

delle granate, e le case dove stanno le ragazze più belle. Perché

qui la popolazione ha dimostrato un commovente attaccamento 

alle sue case ed alla sua terra, rimanendovi, sotto il tiro nemico, indifferenti, a pochi chilometri dalla cima.

La notte gelida, illune ma scintillante di stelle, é magnifica.

Il mulo ci culla col suo ambio morbido e veloce. A tratti, dei lampi

rompono l'oscurità trasparente: cannonate lontane, che le batterie

annidate nei campi e tra i filari, scagliano di là del fiume,

verso il nemico. Lontano davanti a noi, le candide parabole dei

razzi luminosi svelano la linea del fiume. 

Dopo un altro lungo tratto di strada svoltiamo a destra, in

una strada campestre, fiancheggiata da un camminamento.

Siamo giunti. L'argine della Piave intaglia davanti a noi

sul cielo stellato il suo fermo profilo rettilineo.

Si distinguono lassù le teste delle sentinelle che passeggiano

sulle banchine ricavate nell'argine. Non una voce.Verso sud una mitragliatrice nemica gracida solitaria.

Qualche luce traspare disegnando le entrate dei ricoveri.

L' automedonte ferma. Al piede dell'argine, una piccola buca

chiusa da un telo da tenda, è l'ingresso poco maestoso del

ricovero del mio futuro comandante. Dopo aver chiesto permesso ed

aver sbattuto regolarmente il cranio nell'ahimè, robusto trave

che arma quella buca, entrò. È una cavernetta armata da tronchi

di pioppo, né sgrossati né troppo allineati. Da un lettuccio pensile in

un angolo si alza un uomo basso e tarchiato, con un maschio

viso aperto e due azzurri occhi sorridenti. Ma grande capigliatura

fulva rigettata all'indietro, ed una bella barba pure fulva

coronano quel viso guerriero. „Il Capitano Gontier?"

«Sono io» e mi stringe la mano.

Torinese puro sangue. Subito siamo amici, e mi fa le sue 

confidenze ridendo con certi bianchi denti da lupo che

fanno credere quando dice: "Non passeranno„

Sul tavolo troneggia una polenta dorata molto rispettabile, corteggiata

da una dozzina di bottiglie, certo non vuote. 

Col capitano ed i suoi ufficiali attacchiamo subito, all'invito 

gentile. Poi si discorre. La compagnia è al completo, perciò dobbiamo 

fare dietro fronte subito, dato che di giorno non si può viaggiare.

Perciò montiamo sul nostro carro, e andiamo a Monastier

a posare le nostre povere ossa, per andare l'indomani a presentarci

al comando della Brigata Acqui, cui apparteniamo.

1.- Dopo svariate peregrinazioni in cerca del comando di Brigata,

da esso sono stato assegnato alla 264

Ho cercato tutto il giorno un letto introvabile, ed ho finito per 

dormire in quello di un collega ch'era di servizio.

17.- Ho avuto la fortuna di trovare una linda cameretta, in una

casa presso la mia compagnia. La padrona di casa è

un campione di queste giunoniche donne trevigiane.

Quel lettino bianco nella cameretta linda non avrà il mio affetto.

alle 14 un ordine mi scaraventa alla 958. Parto subito, e

la trovo dopo circa un'ora di cammino. Ho il comando della

IIa sezione della Compagnia. Mio comandante è il Tenente

Iannelli Gerardo di Potenza: tre ferite e medaglia d'argento.

Per colleghi il sottotenente Domenico Biondetti di Venezia, occhialuto 

ed architetto, e l'aspirante Russo di Napoli.

Pranzo coi nuovi commilitoni, e poi vado a dormire cogli ex

colleghi del Comando del Reggimento Lucca, accampato lì presto.

Una camera di signorina; tende bianche e parata in azzurro, in

cui ancora persisteva un vago profumo femminile, ed un comò

pieno di vasti cappelli estivi e d'impalpabili camicette.

Doveva essere bella ed elegante, la signorina Ida Vio, di Carbonera!

Amava tanto il fidanzato che, esulando, ne ha dimenticata

la fotografia in una piccola cornice.

 18.- Ho passato la giornata a sistemarmi. Ma verso le 15 (come 

sono sfortunato!) un ordine improvviso di partenza scompiglia

tutti i miei preparativi. Un treno (non troppo veloce) ci porta a 

Bassano. Una notte d'inverno in montagna è un spettacolodegno di essere ammirato, e noi passiamo tutti la notte all'aperto.

Faceva parecchio freddo, ed il fante ha bruciato tutto quel 

che era combustibile per riscaldarsi. Io mi ero addormentato ai 

piedi d'un muretto, e quando mi son alzato camminavo

come -forse- camminano i baccalà. Sulle montagne lampi e 

tuoi di cannonate.

19.- Dopo la notte fresca, un bel sole è venuto a riscaldarci. Verso le

15, mentre facciamo alzare le tende per la notte, altro ordine di

partenza. Tutta la notte, fino alle tre, abbiamo camminato, 

smarriti, per campagne deserte, in strade orribili, col fango

fino alla caviglia. Arriviamo alle tre a Caerano di S. Marco. 

Ho mangiato due fette di polenta, una scatoletta di carne, ho 

bevuto un po' di veno, facendo poi servire da materasso i mattoni

dell'impiantito. E come mi son parsi morbidi!

20.- Ho mangiato, poi ho dormito, fino alle 17. Nuovo ordine di 

partenza, per la linea. Il fante mormora.

Nella notte attraversiamo quei lindi paeselli del Veneto, che la guerra

ha uccisi. Le case con le ginestre buie e spalancate paiono teschi.

Dove sono le belle e formose fanciulle che si affacciavano sui quei 

davanzali una volta fioriti, che si facevano baciare su questi viali

ora infranti dal cannone? San Zenone, Cornuda, Masèr, e 

santi altri! Arriviamo in linea alle ore 22.

La linea è stabilita sull'orlo del parco di una villa signorile,

dove la sponda della Piave, ripida, ha un'altezza di una 

ventina di metri. La villa è del maggior Ugo Paccagnella, del 

reggimento Genova CavalleriaLa villa ha un magnifico parco di pini enormi e secolari.

A me, che non ho mai visto la guerra, questo pare uno scherzo.

Il muro di cinta della villa, è bucato da feritoie. Ai piedi

corre un camminamento in cui vi sono i ricoveri che 

deve occupare la mia sezione. Al di là del muro corre

la linea di resistenza, proprio sull'orlo della scarpata. 

La linea d'osservazione è una cinquantina di metri avanti, 

sul greto del fiume. Il mio predecessore mi dà le consegne, 

qualche consiglio pratico, ed una buona stretta di mano.

Io, dopo messa a posto la sezione, trovo un cantuccio in

una casetta blindata sul ciglio della sponda. C'è una 

rete metallica da letto e perfino un materasso di lana!

21.- Il tempo è coperto. Verso le 8, un velivolo tedesco che

volava alto ha segnalato ai suoi l'animazione insolita

nel parco e nella villa, in causa dei soldati nuovi del posto.

Subito due colpi di medio calibro sono giunti: uno è caduto

sul tetto della villa, svegliando ineducatamente l'ufficiale zappatore, 

l'altro ha scavato nel cortile un imbuto ammirabile per regolarità.

L'avviso è stato sufficiente, ed il fante s'è squagliato subito.

Mentre lavoravo stanotte, ai camminamenti, mi è giunto l'abbaiare

d'un cane dall'altra riva. Almeno lui non capisce niente,

ho pensato!

22 - Pioggia e neve. Tranquillità. Lavoro notturno.

23. - Ho lasciato la casetta blindata, troppo fuori mano. Ho fatto 

pavimentare e finire un ricovero al centro della mia sezione,Vi ho fatto portare un tavolino, una sedia, la rete metallica, una stufa: sono il meglio alloggiato in trincea. Verso le 13 un velivolo tedesco troppo curiosos e stato colpito dal terzo sbrapuell di una batteria antiaerea, ed e andato a cadere in fiamme di la  della Piave. A simile offesa lártiglieria nemica si e messa nervosa a atormenatre le nostre linee e le retrovie. La nostra ha risposto a cove altissima, e cecchino sé taciuto.

25 - Stamattina un ragazzo tedesco ha portato alle nostre prime linee un biglietto: "Italiani, se volete star tranquilli oggi dipende da voi". Noi, che amiamo invece i nostri comodi, abbiamo cominciato un tiro di molestie sulle retrovie, fin verso le 9. Abbiamo pranzato insieme, con Strega di Benevento e vero Champagne di Reims. La sala da pranzo era addobbata da festoni di fino e da vasi di fogliami.

Verso mezzogiorno un aereoplano tedesco senza distintivi, sceso basso, ha lanciato qualche bomba sulle linee, senza profitto. A sera i tedeschi, evidentemente sborniati, si sono messi a bombardare in tutti i sensi con molto fracasso e poco danno.

26 - Giornata meravigliosa. Aria limpidissima e blu tepido. Calma relativa a terra. Per aria andare e venire di velivoli con relative cannonate a pioggia di bossoli e pallette. Due velivoli tedeschi sono caduti in fiamme verso il Montello.

Alle 20 sono andato a requisire legname in una magazzino presso il ponte di Vidor, a Barche.27 - Freddo polare. Il blu e´ di cattivo umore come me. Sono venti giorni che non ricevo posta. Combattimenti e bombardamenti aerei. Tiro a sbapuelles sulle nostre linee.

208- Mi sono alzato un po tardi ed ho trovato per terra una nevicata magnific. Sono stato quasi tutto il giorno tappato nel  mio tepido ricovero, salvo una partitat a palle di neve coi colleghi. Piccoli lavori notturni. Cielo sereno e luna piena. Noi siamo in piena luce, mentre la riva opposta, sento greto, e´nellómbra scura, misteriosa. Giu sul ghiaione paiono serpi nere le trincee ed i camminamenti. Si distinguono persino i grovigli spinosi dei reticolati. Le vedette e le pattuglie spiccano sul candore uguale. Non un rumore. Solo verso il ponte di Vidor il nemico, evidemente inquieto, sgrana a tratti il rosario dúna mitragliatrice. Sui monti, anch´essi candidi, irreali in questo chiarore lunare, si arrendono rapide le vampe successive dei cannoni, come le lucciole d´estate. A destra, dal Montello, gli inglesi scaricano regolarmente i loro grossi calibri sulle retrovie nemiche. Verso Bosco dei razzi a catena s´alzano e muoiono. Nell´aria ferma un roteare vertiginoso di eliche.

Oggi verso le 14, mentre andavo dal mio comandante, una batteria certo annidata sulle pendici di Vidor tirava insistemente sul parco. Ho sentito, ad un punto, un sibilo ... noioso. Mi son fermato pensando: "Son fritto"; ma non ho piu udito nulla. Un piccolo fante faceva la stesssa via, fischiettando colle mani in saccoccia, è sparito fra i pini con un salto. Ho chiesto perche´.

Il fante,  appiccicato dietro ad un grosso pino, essendo praticissimo di simili affari , mi ha additato a pochi passi, in un folto

una nube di vapore e non s'è mosso. Era una granatina

da 105, giunta man non ... arrivata.

29 - Cielo un po' fosco, ma temperatura discreta. La neve si squaglia

lentamente. Lavoro notturno. In alto si vedono le vampe degli

shrapnells antiaerei. Dall'altra riva, lontano, s'elevano i soliti

razzi a catena. Verso mezzanotte parecchi ta-pum mi disturbano

il lavoro ad intervalli. Era Katerinna che tirava ad una nostra pattuglia,

ma con tanta precisione che le pallottole venivano a schiacciarsi

sul muro della villa.

30.- Sereno. Freddo polare. Grande movimento di aerei.

Nostra azione dimostrativa d'artiglieria, verso le 16.

L'altra sponda è velata dal fumo delle esplosioni. Giù verso

Bosco qualcosa brucia con enorme fumo e scoppi inter=

mittenti. I tedeschi non rispondono. Certo non conviene.

Verso le 19, lavoro notturno. Alle 1, a letto.

31.- Mi son alzato tardi. Faceva freddo e mi sono rintanato. Niente

di nuovo. Alle 19, al lavoro. Viva la vita dei pipistrelli!

Alle 2 a dormire.

 

GENNAIO 1918

1.- Bellissima giornata, fredda e serena. Abbiamo fatto colazione
allegramente in famiglia. Alle 19 al lavoro. Ho lavorato fino
alle due, costruendo una piazzuola magnifica per la mia 2a arma
2.- Sereno e sole. Ho fatto colazione all'aperto, a dispetto del
sole venticello frizzante e degli shrapnells di cecchino, più
frizzanti ancora. Alle 20 esco di pattuglia col mio comandante.
Per la prima volta, mi sono divertito abbastanza.Pare che cecco sia morto, poiché non ci ha degnati - eravamo
quattro - nemmeno di una fucilata, quantunque illuminati in 
pieno da un riflettore nostro. Sul mio bastone, che ho immerso
nel fiume, l'acqua s'è gelata e forma un sottile strato cristallino.
Sono quasi gelato anch'io, e vado a letto.
3.- Sempre sereno smagliante e freddo intenso. Nulla né di nuovo né di bello.
4.- Come sopra. Attività dell'artiglieria nostra.
5.- Anche oggi questo insolito inverno ha voluto regalarci una 
magnifica giornata. Il Montello oggi si è sfogato sulla
riva sinistra coi suoi long Toms, perché, cecco aveva tirato a 
noi qualche colpo. È un castigo terribile. L'aria è nera, e 
si distinguono solo gli altri pini di terra sollevati 
dalle esplosioni. In venti minuti il fumo ha velato parecchi
chilometri di fronte. Alla fine, cosa insolita, i tedeschi rispon-
dono, coi grossi calibri, sulle prime linee britanniche, ma 
ormai Tommy dorme ed è quieto.
6.- Nuvolo. Fa freddo ed ha voglia di nevicare. Passeggiando 
ho scoperto presso la strada di Vidor, tra un fosso ed
un filare d'alberi, un cimitero di guerra. Sono dodici o quat-
tordici tumuli, i più d'ufficiali. Uniformi ed allineati
come ad una parata. Una croce di legno, ed un nome
scolpito rozzamente su di una tavoletta. Tutti così.
Anche due aviatori tedeschi abbattuti dall'artiglieria nostra
presso Montello, dormono lì. Un tenente ed un sergente, di
Berlino e di Lipsia.Ho pensato al mio povero Enea che in una dolina del Carso
ha il suo ultimo letto, simile a questi.
Stasera devo lavorare per farmi delle nuove piazzuole più
a sinistra. Manca tutto. Nè trincea, nè camminamenti.
Non si può muovere un dito senza essere scorti dal nemico.
Meno male che non spara.
7.- Mi sono alzato tardi. Verso le 16 ha cominciato a nevicare.
Dopo la mensa è venuto un sottoufficiale d'artiglieria,
francese, che voleva uscire di pattuglia con me. Gli ho
offerto una sigaretta, il caffè ed un bastone, poi via.
Sul greto c'era molta neve, ed al riflesso del nostro proiettore
cecco ci doveva vedere benissimo. Eppure non una fucilata.
Dopo un'ora un po' abbondante siamo rientrati.
8- Malgrado, ed a dispetto del chiasso che han fatto oggi gli
artiglieri tedeschi, ho dormito quasi tutto il giorno. Solito lavoro
notturno.
9- L'11 sera avremo il cambio ed andremo a riposo. Non
ho fatto nulla. Cecco ha tirato coll'artiglieria.
10.- Riposo. Ultimo giorno di linea. Dobbiamo partire domat=
tina alle 4. Magnifica giornata. Non ho fatto che pas_
seggiare, per portare con me la memoria di questi
bei luoghi.
11.- Ho vegliato l'intera notte, fumando come una ciminiera.
Il capitano che ha dato il cambio alla compagnia di
fanteria con cui sono in linea, un divertentissimo uomopieno d'una fiffa illimitata, ha allietato me ed i colleghi colle
sue dimostrazioni di coraggio. Stamattina alle 4 - Bellissima
sorpresa - Argenzio è venuto a darmi il cambio colla sua sezione.
Poi il nomade fante si è messo in cammino. Passiamo Cornuda,
ormai rovinata dal cannone, e pur sempre battuta a
causa della strada. Poi Muliparte, dove ci siamo fermati.
Cattivo alloggio in una cascina. In trincea stavo meglio.
Alla mensa ho trovato Filippo Giavelli, antico amico di
famiglia.
12 - Ho assistito ad un trattenimento franco - italiano.
13 - Ultimo giorno di fermata a Muliparte. Preparativi di
partenza.
14 - Cun un gaio sole primaverile, alle 11 partiamo per Pianiga
presso Padova. Si cammina volentieri. I soldati cantano.
Le belle ragazze della pianura veneta, rosee e fresche,
si fanno ai rustici cancelli dei cascinali, ridendo con la
rosea bocca un po' grande. Incontriamo francesi, scozzesi,
inglesi. Cappa a Brusaporco, la cui serva del prete, che
mi da' alloggio, mi maltratta parecchio, a parole.
15 - Alle 9 lasciamo Brusaporco. Il tempo è brutto. Nebbia
fitta. Il fante è allegro e cammina volentieri, tanto più
che le osterie sono numerose. A sera, nella nebbia, arri=
viamo a Pianiga, segnalata dai rintocchi di campana.
16. - Nebbia. Il paese è formato da quattro case e dalla
chiesa. Quant'acqua! Non c'è altro. Approfitto delriposo per far conoscenza coi miei ospiti. Un vecchio, due spose
col marito alla fronte, una promessa sposa col fidanzato idem,
e cinque bimbi. Dormo fra le piume colle lenzuola di bucato!
17 - Niente. Riposo completo, assoluto, di tutto l'essere.
La noia però mi rode, come il grigio umido monotono della nebbia mi rode i polmoni
18- Noia - Nebbia - Sbadigli immensi
19- Ho deciso di seppellire nel nulla il ricordo dei giorni passati a Pianiga. Fino alla partenza non scriverò più nulla. Tanto più che nemmeno il bel sesso di Pianiga aveva rappresentanti degni di nota, meno che per la maldicenza.
Febbraio 1918
20- Partenza da Pianiga alle 7 del mattino . A piedi fino a Padova,poi in treno. Pare che si vada sugli altipiani. A sera, verso le 17 arriviamo a Marano, presso Schio. Andiamo ad accamparci in un paesello vicino, chiamato Giovenale.
Sto poco bene. è un gran raffreddore complicato dalla tosse, ricordo di Pianiga la nebbiola. Ho la febbre.
21- Aletto tutto il giorno, in un granaio aperto a tutti i venti!
22- Fossati, lo zappatore, mi ha offerto ospitalità nella sua camera. Ben riparata e con un buon letto. Sempre tosse e febbre, ma va meglio
23- Credo d'essere convalescente, ed esco qualche poco alsole a passeggiare.
Ho fatto ampia conoscenza col Signor Cavedon. con funzione di Sindaco.
Lui alloggia la compagnia in un suo cascinale. Vuol bene ai suoi soldati, li favorisce come può. Grande ,grosso ,forte.
Ha due belle figlie; Teresina, 19 anni, alta e giunonica, ride sempre coi suoi bei destini bianchi. Come devono essere buoni i baci della sua bocca fresca!
Rosina, 15 anni, già sviluppata, alta e slanciata, ma ancora bambina, colle sue mosse nervose e certi scatti da gattina. è un po' impertinente, ma tanto graziosa. Noi non dobbiamo guardare troppo le donne , perché dobbiamo fare la guerra, noi, ed abbiamo necessità di aver tutto il nostro cuore per rimanere saldi, legati al nostro dovere.
24- Dopodomani pariamo per Bosco, a dodici chilometri da qui.
Sono stato tutto il giorno al sole, ad ammirare le signorine di cui ho fatto l'elogio poco fa.
25- Idem come ieri, l'aria della montagna, ed il sole, mi guariscono rapidamente .L'ordine di partenza non ha avuto esecuzione.
26- Piove. la montagna è grigia. La cima del Novegno è tuffata nelle nubi. Sono triste! solo le solite ore
27-N.N
28- Il cattivo tempo ci accompagna sempre. Tra parecchi matti, sotto la pioggia abbiamo fatto ,con una notteveramente vera, a piedi, la strada di Schio. Ci siamo divertiti poco; ma in compenso bagnati molto.

 

MARZO 1918

1: Piove,Cofard.Ho passato la giornata seduto accanto al fuoco, sotto l'ampia cappa del camino di casa Cavedon
2: Come ieri. Domani si parte per Val Posina, non più per Bosco.
3:alle 9 partenza. Pioggia dirotta. i mitraglieri , allegri, cantano " Quel mazzolino di fiori che vien dalla montagna, bada ben che non si bagna..."!
ci vuole un bel fegato. Sosta a Giovene, dove naturalmente piove. Sto molto male, verso le 14. Mi metto sulla branda di un artigliere; sempre peggio. Un capitano medico mi viene a visitare, e dice che non ho nulla.
alle 20 partenza. Monto su una carretta, tra sacchi di pane e ceste di vivere. Tremo come una foglia per la febbre. Ho foto 30 km di strada senza vederne un centimetro. Che freddo!
Mai ho sofferto tanto. Alle 3 di notte arrivo a Posina. un buon collega, Casagrande, mi trova una tazza di caffè, la quale mi da la forza di arrivare all'accampamento della compagnia.
il resto della notte lo trascorro vestito, senza coperte, col cappotto bagnato, su una branda di rete metallica .
4. Sto un po' meglio, ma son debole come un foglio di carta . Un po' di sole mi aiuta a riabilitarmi. Il mio comandante mi cede una branda migliore, nella sua stanza, dove c'è anche Biondetti, e dove si può accendere una stufa, ma solo di notte!La casa dove abitiamo è a tiro di fucile dal Monte Cimone, la cui cima è occupata da cecchino. Occorre perciò un po' di precauzione per non esporsi alla vista. Le strade sono tutte imascherate  di frasche e di stuoie.
5- Biondetti è stato inaugurato direttore di mensa. Piove e nevica. Stiamo tappati in casa , colla stufa accesa. Sto quasi bene . Andrei a fare qualche passeggiata; ma la neve è troppo alta e non voglio bagnarmi.
La salute comincia ad andare.
6- Sempre cattivo tempo: Gioco a scacchi col comandante e poi basta.
7- Il tempo si è un po' rimesso. non fa troppo freddo. Qualche volta una fucilata ci rammenda che siamo in guerra.
8-Continuo a giocare a scacchi. Coperto, ma non piove più.
9- Ho fatto una passeggiata a monte Pelle, a 20' di qui. c'è due pezzi da 75B, in caverna. Dalle cannoniere, chiusa fra le chine nude, Conca di Laghi , attraversata dal Majo.
Alla stretta le linee nostre ; oltre i laghi , le loro.
Pareva mesto il piccolo campanile, col suo orologio fermo e le campane silenti! A monte Pelle un caro collega d'artiglieria mi ha offerto il cacao, nientedimeno!
10- Ricognizione sulle falde di monte Aralta, sulla linea di difesa in caso di sfondamento dal Cimone
Stamattina son salito a Monte Gamonda con un’albad'oro. Lassù,ad una batteria d'artiglieria ,ho ritrovato il mio cagnolino scomparso da tre giorni. è un piccolo bracco, di due mesi, marrone, col muso il petto e le zampe bianche. risponde al nome di Giove. a sera salgo a Pelle a trovare il collega d'artiglieria, rimasto solo. Ho scritto a qualcuno delle cartoline montane.
11- Lunga camminata sulla linea dell'Aralta,in cerca delle postazioni che ad ogni costo dovrei occupare colle mie armi. Giornata splendida. Parecchie cannonate e aeroplani in giro .
12- il bel tempo continua. i monti si scambiano pugni di ferro con risate fragorose rotolanti di valle in valle. Sono stato a pranzo col collega medico Trinchero, piemontese. Serata allegra
13- sole ed aria. Si sente la primavera che scorre nelle fibre degli uomini e delle cose. Parecchie ore son stato al sole fumando pipe, chiacchierando coi miei soldati.
14- mi sto annoiando in modo indescrivibile. Sto sempre meglio domabivado a Schio per servizio
15-16 Riposo, poiché dovrò fare la strada a piedi. Tempo coperto.
Parto alle due di notte. A sera qualche centimetro di neve, e continua a nevicare. Però non fa molto freddo.Faccio la strada che - venendo su - non ho visto  perché l'ho percorsa febbricitante , rattrappito, su una carretta. Sono chilometri di mascheramenti, poiché il Cimone ficca in casa nostra il suo naso curioso, e la strada - meno qualche tratto- è tutta soggetta al tiro fino a Rocchette, sbocco della valle. Rari colpi di cannone da monte a monte; qualche fucilata. La strada è raramente illuminata dal riflesso di un proiettore nostro, che rischiara nell'aria il vorticare di miriadi di fiocchi di neve passanti pel cono abbagliante, facendo un candido cerchio rotondo sulle ripe del Cimone.Arsiero lugubre e silenziosa, nasconde nel buio le sue casa lacerate. Velo d'Astico non riesce a celare la sua rovina nemmeno sotto il velo notturno. non una casa intatta . qui si vede la distruzione rabbiosa di ciò che si vede ;che si desidera e che non si può avere.
Le umili casette sono rovinate come la Villa Signorili. L'amante brutale respinto ha ucciso la bella perché non fosse d'altri.
Ancora mascheramento , ma già qualche traccia di vita.
Rocchette ha perfino dei fanali. Vado a Timonchio ; trovo il capitano Fennelli dei cavalleggeri Lucca e col suo potente appoggio (Comando di Divisione) disimpegno i miei impegni nella mattinata.
Vado a Schio faccio qualche compera; poi a Giovenale dalle vecchie conoscenze. Finalmente, stanco e affamato , a Marano, dove l'amico Crinelli mi offre cortese ospitalità.
17. il viaggio ricomincia. A Marano ho comprato due galline e parecchie uova, le quali ci sosterranno durante le fatichedella trincea. Ritorno a Schio, dove ho ancora provviste da fare.
Parto verso e 14 per Val Posina. Ho sulla carretta la grazia di Dio. Verdura, uova, polli, e tanta altra roba. Faccio allegramente trottare i muli, alle 18.30 arrivo a Posina
18- Apprendo subito la notizia che il 20 sera andiamo in linea.
Perciò oggi pranzo  ......... , invitando i colleghi Trinchero,dottore, e Bianchini, artigliere. Dopo la colazione vado in Val Tovo con i miei sottoufficiali , a vedere le mie postazioni.  Male indirizzato , non riesco a capire niente, e me ne vado.
19. Darò il cambio ad una sezione che ha le sue armi postate da Sogli Bianchi a fondo valle, sul Coston Penare. Non c'è male , quantunque le armi siano troppo distanti.
La valle del Tovo, affluente del Posina, è stretta e sinuosa, piuttosto lunga. Noi teniamo la stretta centrale, fra Coston Penare e Coston Malagrini. a destra monte Seluggio; di fronte , infilando la valle, le alte rocce di Cima Agarea, a picco.
Sarebbe una magnifica strada d'invasione, me è ben difesa. 
Monte Novegno e Monte Pria Forà guardano colle loro cannoniere minacciose questa comoda via: il nemico non passerà di qui.
20- Preparativi di partenza. Ispezione accurata delle armi ed all'equipaggiamento. i mitraglieri sono dibuon umore. All'imbrunire si caricano i muli , e via.
In un'ora siamo alle postazioni. Prendo le consegne, piazzo le armi, curo l'alloggio degli uomini, poi passo la prima serata di trincea col Capitano Puccetti; sul cui fronte sta la mia sezione.
21- Faccio più ampia conoscenza coi luoghi e colle persone, per quanto lo permettano le esigenze del riposo, dato il servizio notturno. Accanto al mio alloggio , in un'altra baracchetta di legno, sta Tornaghi, piemontese, comandante la 1010 compagnia, la quale stana il fondo valle. Più giù, in una baracca costruita su un terrazzo del monte, c'è il posto di medicazione del caro Mattana, e l'alloggio del capitano Puccetti.
Farò mensa con i due ultimi.
22- Notte tranquilla. Il giorno, a letto.
23- è duro abituarsi a fare della notte giorno e viceversa. Perciò di giorno mangio e dormo. Notte calma. Qualche fucilata ai piccoli posti. Razzi e bombe a mano. Circa alle due vado a fare un'ispezione alle mie armi.
24- Come sopra
25-Oggi, con un tempo magnifico, l'artiglieria cecchina si è rabbiosamente data a sparare sulle cime del Novegno e del Pria Forà.
Quest'ultima ha - sotto la cuspide terminale- due pezzi di grosso calibro, d cui le feritoie sembrano due occhi vuoti, nere sul bianco della neve. Gli austriaci hanno distrutto il manto candido; ma i nostri pezzi, che parevano ridotti al silenziosi son messi a rispondere, e come! Così è successo per altri due pezzi incameranti in un costone della montagna.Si vedevano le granate esplodere vicinissimo alle cannoniere. Appena scoppiata la granata, i nostri alzavano le saracinesche, sparavano e sparivano.
Poi sono entrate nel concerto altre batterie appollaiate su creste inverosimili. Le grosse marmitte passavano sul nostro capo mugugnando, a dieci e dieci. Cecco ha risanato i suoi cannoni, e non s'è più sentito. Notte calma. Sono uscito di pattuglia col capitano Puccetti e sei soldati, per cercare di prendere una pattuglia nemica che nelle notti di luna viene ad appostarsi in riva del Tovo, sotto un costone non rischiarato, per sorvegliare i nostri movimenti. Due bombe in tasca, moschetto carico, e via.
Sulle pendici dei Calgari un'altra pattuglia nostra è pronta, armata di bombe, a piombare dall'alto sul nemico.
Quattro ore di fusco, pancia a terra, immobili e silenziosi, sulla sponda del torrente. Cecchino non è venuto.
26- è venuto a colazione con noi il mio comandante. La mensa molto sporca ( il menù portava baccalà fritto); In compenso il buon umore non manca. Tornaghi narra come da piccino fu chiuso in una cella frigorifera : Noi aggiungiamo che, per conseguenza , è rimasto freddurista impenitente !
Salogo a Sogli Bianchi ad accompagnare Iannelli , ed a visitare gli amici del battaglione. Il tempo grigio sin dal mattino, si è dato a nevicare. E come viene! Ritorna tutto bianco 27-Fa freddo, ma la neve s'è squagliata.Rimane qualche sprazzo bianco nei valloni più fondi. Un ordine è venuto, che prescrive la massima vigilanza in previsione di un attacco. Ho visitato le mie armi e le munizioni; ho parlato coi miei soldati: siamo tutti pronti con una volontà sola.Quella di ricacciare il nemico al di là dei nostri confini. Alle due di notte due, col capitano Puccetti, ispezione ai piccoli posti ed alle armi Redenta, che di notte sbuca dalla caverna e si piazza su una sporgenza della roccia a picco in cui è scavata l'apposizione diurna, aveva l'acqua posso che gelata. Ho sparato qualche colpo e l'ho riempita d'acqua calda. Così non prende raffreddori e potrà sempre far sentire la sua bella voce. Poi, nella camera del capitano a prendere il caffè ed a scrivere, fumando la pipa.
Fra qualche ora andrò a ficcarmi nel mio sacco a pelo.
28- Giornata tranquilla, freddo intenso. sono salito a costone Malgarini, poi  presso la solita stufa.Notte calma.
29- Freddo e vento. Ho dormito come il leggendario ghiro.
Nella notte quieta e chiara ho salito Coston Penare  fino alla mia seconda arma. C'è fuori una pattuglia nostra, ed il fante di vedetta non saracche qualche colpo. I monti sono velati da una nebbiolina solastra. Giù nella valle il Tono, scintilla alla luna coi suoi mormoranti gorghi d'argento
Sorto Calgani un gallo cedrone canta a gola spiegata ed nel silenzio profondo. Sono triste perché non ho posta da qualche giorno. Questo sentiero sassoso nella notte fredda mi sembra la via della mia vita. Che lunga, lunga strada, che infinita malinconia!...30- Niente posta. Arrabbiato, mi son divertito a tirare colpi di pistola ai topi he m'impedivano di dormire. Altro allarme: attendiamo un attacco per domattina alle 4.Verso le 1.30 Vado a fare un'ispezione.Tutto in ordine. Buio presto. Pioviggina. Il fante è irrequieto, e sparacchia, e tira bombe a mano. Verso il peso della Lagra , fragore di battaglia.Fucileria, bombe a mano, raffiche di mitragliatrice. Le nuvole riflettono il chiarore dei razzi . Verso le tre, calma.
L'attacco non viene. Alle 7 vado a dormire.
31- Pasqua grigia.Nuvolo. Durante la colazione un soldato telefonista che svitava una spoletta ne ha provocato lo scoppio. Poveretto! si è mezzo rovinato le mani; più innumerevoli scheggette gli si sono piantate dappertutto nelle carni. Meno male che non gli hanno offeso gli occhi. Così la colazione ha peso la verve che nasceva. Nel pomeriggio, nervoso, non h potuto dormire. Sono salito a vedere i miei soldati . La sera si mette male.Piove.Alle 21 vado ad ispezionare le mie armi. Sono capitombolato due o tre volte per il sentiero buio, nella nebbia. Un divertimento pazzo!

 

APRILE 1918

1- Questo primo d'aprile ha la caratteristica di non aver avuto - qui- alcun peso. Ha piovuto tutto il giorno . Calma perfetta. Verso le 3 il cielo s'è schiarito ed è uscita la luna. Ho fatto la solita ispezione, poi a dormire.
2-Pioggia giorno e notte - mi sono rintanato col Capitano Puccetti accanto alla stufa. Ho scritto a tanta gente. E basta3- Cecchino mi ha svegliato stamattina con una cannonata presso la mia barchetta. Poi ha continuato tutto il giorno a tirare granate a sharpnells un po' dappertutto. Così il generale che doveva venire a visitare la linea, avendo visto le nuvolette azzurre di qualche shrapnel sfiorare in fondo valle ha fatto dietro fronte e ci ha lasciati tranquilli. Ed io ,a dormire. Notte calma
4- Tiri di disturbo come ieri. Notte calma.
5- Sempre roba vecchia. Cecchino ha tirato . I nostri hanno risposto, con la differenza che i proiettili di Cecco andavano al diavolo; i nostri cadevano sulle nostre linee in modo vergognoso. Hanno fatto due feriti !
Ieri uno shrapnel austriaco ha ferito a Sogli Bianchi due mitraglieri della mia compagnia, ma non gravemente.
6- Secondo il solito mi sono alzato alle 12.30. Dopo la mensa sono andato con Mattana a far schiarire un po' la voce alle mie armi, da troppo tempo silenziose. In questo interseguirsi di monti e valli, davanti alle alte pareti a Birco dei Castelli e di Cima Azarea, l'eco ha una potenza inimmaginabile . Certo chi da poco lontano sente sparare, non può indovinare la postazione dell'arma. Ogni anfratto di roccia, ogni vallone, ogni costa ha il suo eco. Migliaia di colpi sembra di aver sparato: erano cinquanta. Portentoso.
Intanto ora so dove possono vivere piovere le raffiche mortali delle mie mitragliatrici. Anche di notte so che i proiettili cadono là dove ho fissato la falciata: di là nessuno passerà,fino all'ultimo uomo, all'ultima cartuccia.
7- Pae che il giorno 10 sia stato scelto dal nemico per iniziare l'offensiva. Io senza saperlo mi sono messo a posto fin da ieri , e aspetto tranquillamente . Oggi sono superlativamente contento perché ho ricevuto due lettere. che bella dormita!
8- Tornaghi è andato riposo . Che allegro compagno abbiamo perso! è venuta al suo posto una sezione della 957, (comandata dal Capitano Canino) col tenente Casaleggi, ligure.
La combriccola aumenta di numero, e trovar posto alla mensa è un problema. Abbiamo invaso il posto di medicazione, e si mangia tra olio di ricino e tintura di jodio. Notte buia, ma calma. Vado a fare l'ispezione, alle due, portando una lanterna da ferroviere. cui devo la conservazione delle mie ossa. Devo essere molto carino!
9- La notte dall'11 al 12 avremo il cambio. Se Cecchino non si decide a spicciarsi per l'affare dell'offensiva, se ne parlerà fra un mesto, dopo il riposo. Son contento, e mi son preso allegramente la pioggia durante l'ispezione, mentre l'impermeabile presso la stufa, stava appeso ad un chiodo.
10- è venuto il 218 ( Brigata Volturno, verde e rosso) a dare il cambio. Io rimarrò in linea fino a domani sera, perché non si spostano mai contemporaneamente fucilieri e mitraglieri. Sono seccato perché ho dovuto scarabocchiare nientemeno che sei fogli di carta protocollo per le consegne. Metàdel mio lavoro Borghetti mi ha rovesciato il calamaio su quell'esempio di bello scrivere, e mi è toccato ricominciare!
11. Piove. Se continua così per il cambio, stiamo freschi! Passo la giornata così, stupidamente , in un'attesa noiosissima. Che uggia!
12- Ieri sera il tempo s'è schiarito un po'. Il cambio è andato bene; Solo abbiamo fatto un po' tardi. Lascio Val Tovo immersa nella notte, fra il rumore del torrente ed un confuso timido tremolio di stelle. Via balzelloni giù per la mulattiera, trasformata in ruscello dalle pioggia di questi giorni.
A Castana, illuminata vividamente da un proiettore nemico piazzato sui picchi di cima Azarea, Sostiamo per l'adunata. La strada è mascherata Dale stuoie; perciò siamo invisibili. Il proiettore si spegne.
Solo la luce balenante di qualche razzo alzato sui monti illumina a tratti il nostro lavoro.
Monte Gamonda spia il Maio con un riflettore su quasi in vetta. Tozzo e arrotondato, sembra un gran bestione accucciato in agguato nella notte, girando intorno il suo occhio fosforescente.
All'una in marcia. Mi assale un malessere vago, che si precisa in una debolezza acuta ed in una nevralgia fortissima. Il comandante mi da la sua bicicletta, ma non reggo alla fatica. Devo montare su di una carretta, poco dopo Velo d'Astico. Due volte ho fatto questa strada col mio reparto, due volte sono statomale. A Piovene scendo e mi allontano un po' con Mattana, per cercare Tanelli. Quando torniamo la compagnia non c'è più . Sono le 5.30 del mattino. Nei baraccamenti di riposo, le trombe gettano all'aria ferma le ingrate note della sveglia. Via Crucis. Nessuno ha visto passare la compagnia !
Regolandomi sulla larghezza dei cerchioni, riesco a trovare la strada che hanno fatto. Ma poi, non avendo più guardato a terra per la semplice ragione ch'ero salito su un carro, a Zanè perdo la traccia.
Nessuno sa dove sia Capitello. Proseguiamo per Thiene poi per Marano. Abbiamo sonno; siamo stanchi , non sappiamo dove andiamo. Eppure siamo allegri e non ci risparmiamo le freddure uno all'altro.
Finalmente a Marano incontro una caretta della 958 che va alla spesa. E sono indirizzato. Arrivato ancora col capo in fiamme, stanchissimo, mi infilo nel sacco a pelo, per terra sopra un semplice pagliericcio, e dormo.  Verso  le 14 viene Spartelli a farmi un interrogatorio seccatissimo. L'ho mandato a ... farsi benedire, ma lui ha detto: Vai in licenza. Allora ho buttato via coperta, sacco e tutto; ho abbracciato Spartelli, ho strillato e dato scappellotti ai miei soldati. Parto domani.13- Ho fatto una magnifica dormita sul mio letto da campo, con delle vere lenzuola di bucato. Nè fucilate, né scoppi di bombe. Probabilmente, del resto, non mi avrebbero svegliato. Vado a ritirare la licenza. Parto fra tre ore. E per quindici giorni chiudo il diario

 

MAGGIO 1918

1- Questa era alle 7 sono sceso alla stazione di Marano la licenza è finita. Domattina alle 6 si parte per Bosco, di rincalzo in seconda linea.
2. Iil tempo che non ha favorito a mia licenza , si è messo al bello. La lunga strada a Marano a Bosco, larga e comoda, serpeggia su per le coste cercando i dolci pendii. Gli autocarri la percorrono fino al Novegno!
Arriviamo a mezzogiorno. Gli alloggi sono in baracche abbastanza comode e ben fatte, in un anfiteatro di montagna, sopra un vasto spianato che tende verso il piano. Si riposa tutto il giorno.3 Ieri sera abbiamo fatto, in quattro, un po' di allegria. A mezzanotte siamo andati nelle baracche dei colleghi a fare chiasso quasi infernale, attendiamo le loro... benedizioni nonché le loro scarpe ed altri proiettili.
Oggi una magnifica giornata. Che cielo e che sole! Tutti sono contenti ed allegri. Si sente la primavera, Il prof. Solvenini durante una conferenza di guerra, a tutti gli ufficiali del reggimento, presente il generale Leone
4- Continua il bel tempo e questa serena vita all'aperto. I giorni sono istanti. Le sere trascorrono in lieti conversioni, grazie a qualche buona bottiglia.
5- Tempo coperto. Messa al campo per tutto il reggimento.
10- Seconda linea riposo, è la stessa cosa. Il tempo passa, si ,con piccoli fatti e grandi sbadigli, ma si può dire che è come una guarigione.
Perciò i giorni vanno verso il loro infinito, senza che un po' d'inchiostro stenda i suoi ghirigori su queste ragioni10- Festa di reggimento e distribuzione di medaglie.Su un vasto spiazzo sono schierati i fanti del 18 e il 24° d'assalto. Ghirlande verdi circondano il campo, nella tribuna dolcemente abbiamo le bandiere alleate.
Senza luce, gli elmetti e le mitragliatrici - issate sulle spalle dei portatori- rispondono al sole con uno splendore opaco. Poi cento e cento baionette, che sulla punta, hanno spinto a furia la Vittoria sul Carso, balzano verso l'azzurro. Viva l'Italia! Le possa l'austriaco vedere abbassarsi in un folle impeto, assetate di sangue e di strage, per la pace e l'operosità dei piani ridenti che laggiù, in una vaporosità azzurrognola, ai nostri occhi appaiono, sparsi di case, zigati dai fiumi bianchi come strade, e fu quelli che altre ancora noi non possiamo vedere, dove le grandi città pulsano come cuori vivendi il ritmo della vita.
Ogni fante ha avuto un dono. Poi giochi, spettacoli e lotteria.
17. Abbiamo fatto colle nostre macchine un esperimento di tiro indiretto, a 2000 metri, sorpassano tre costoni che scendono dal Novegno. Esito abbastanza soddisfacente. La mitragliatrice giocattolo bello e terribile, svela a poco a poco i suoi segreti mortali a chi l'ama e la studia. A duemila metri, anche tremila, di distanza , in un vallone chiuso e sicuro, migliaia di proiettili piovono dall'alto, quasi perpendicolarmente. Si sente lontano il fragore delle armi che sparano; non si sa dove siano : e piove. è terribilmente demoralizzante19. Sono salito in ricognizione su gli alloggiamenti al Novegno ,1552 metri. Monte Novegno, tra Val d'Astico e Valle dei Signori è uno dei pilastri di difesa del pianoro Vicentino, con monte Summano, Cengio e Più, Più che un monte. è un insieme di cime , che racchiudono delle vaste profonde conche opere da un'erba corta e dura. Trincee accuratissime, nidi di cannoni ed obici, caverne; una fortezza invisibile e inespugnabile. Di qui si scorge Val d'Astico; Schio, Vicenza, più oltre il Brenta appare l'opulenza verde della pianura; i roccioni erti del Psubio e delle Dolomiti. Dove prima della guerra a stento giungevano i pastori, ora si viene in autocarro per due comode strade che sui  due opposti versanti si snodano in ampie volute sovrapposte. E nelle malghe diroccate sono appiattati i grossi camion, come belve in agguato. Piove ogni tanto qualche cannonata. A salire tre ore; a discendere, correndo a rotta di collo giù per un vallone, trentacinque minuti.
20. Stasera partiremo alle 16 per il Novegno. La giornata è calda ma limpida.
21- Senza incidenti siamo arrivati a destino. Sto col comandante in una barchetta sull'orlo di questa specie d'altipiano, verso Schio. Si distinguono chiaramente i baraccamenti di Bosco, e tutti i paesi sparsi intorno, per monti e valli. A sinistra il Pria Forà; a destra un cocuzzolo su cui una batteria austriaca ha piazzato i suoi cannoni
nel vallone che scende sotto la barchetta, vanno e vengono i carrelli di via teleferica. Stamattina sono andato a far un giro. In fondo ai valloni, nelle trincee profonde, c'è ancora un resto di neve. L'aria è perfettamente ferma. Tre caccia a croce nera vengono per pizzicare un drago alzato da Case Rossi. La batteria qua vicino inizi il fuoco. L nuvolette degli sharpnells rimangono in aria immobili cosi a lungo, che si può da esse capire la rotta dei velivoli perseguitati . Vanno, vengono, sembrano fuggire, poi tornano. Inutilmente. Il fuoco antiaereo è di una precisione stupefacente, ed essi non possono avvicinarsi al drago, che , indifferente, resta alzato. In un ridosso mi siedo a godermi lo spettacolo di questo paesaggio che non riconosco più. La primavera non ha paura della guerra, ed è dappertutto .
Vedo benissimo Posina Castana, Val Tovo, sogli Bianchi. Cannonate a vicenda un po' dappertutto. Ma noi siamo superiori d'intensità e precisione.
24- Stanotte all'una siamo stati svegliati da una chiamata improvvisa. Armarsi, spalleggiare mitragliatrici e materiale; poi scendere alla trincea di 2a linea. I soldati hanno quasi tutti la febbre. Giù per la mulattiera maschera che per Val Maso scenda a Posina, raggiungiamo la trincea. La luna ci rischiara. Dopo un'ora di marcia infiliamo il camminamento, a mezza costa. Un'altra ora. A tratti il camminamento è coperto , e si cammina a tentoni.L'ignoranza del perché di quel movimento ci rende nervosi.Forse il nemico vuol commemorare l'anniversario? Noi siamo pronti.
Il tempo è splendido, e di può anche dormire all'aperto, in una monumentale postazione in muratura a secco, ricoperta di lamiere, Non è una camera; è un corridoio, poiché tutti ci passano, mentre vi è un'ottima ventilazione. Ho un po' di febbre. Ganini l'armaiolo e Nieddu il porta arma scherzano sul morbido materasso e sul calore delle pietre che hanno servito da capezzale. Tutti sono allegri e di buon umore, a dispetto della febbre anche alta.
26.Sono due giorni che godiamo questa specie di ... Villeggiatura.
E possiamo ringraziare gli Dei dell'acqua e dei venti, che ci favoriscono in odo insolito.Stamattina alle 7, svegliandomi al solito via vai di fanti nella mia... camera da letto, appena spuntai col capo dal tepore del sacco a pelo, ebbi la grata sorpresa di vedermi dinanzi Tornaghi carissimo. Al suo ritorno mi ha preso con sé; mi ha invitato alle sue postazioni, e coi suoi ufficiali ho passato una giornata allegra e dedicata piuttosto a Bacco.Ma la febbre non mi ha lasciato. Ho preso sei pastiglie di chinino! Al ritorno il mio sergente maggiore mi ha comunicato l'ordine di rientrare all'accantonamento. Arriviamo verso mezzanotte. Scrivo queste righe stordito dal sonno, dalla febbre e dal chinino. Spero domani sii star meglio. Tornaghi mi ha regalato una cannetta, che non risponde al nome di Mimì; ed è color caffellatte.Molto graziosa ed affettuosa

 

GIUGNO 1918

16 giugno . In questi scorsi giorni poco da raccontare. Solamente il 4 ho ricevuto l'ordine di occupare due postazioni a Monte Rione. Nevicava e c'era un nebbione, come si dice, inglese. Ho trovato una barchetta; Ho acceso la stufa e son rimasto li. Il giorno 5 c'erano per terra 40 centimetri di neve! Il 6 siamo rimasti all'accampamento. Il 7 , partenza per Costa Mala, sotto Costa Perlona, quasi in fondo Val Posina. Che delizia, accampati sui prati verdi, nell'erba alta, in qualche radura fra i castagni !
Ma la pioggia è venuta a guastarci la villeggiatura.
La sera dell' 11 dobbiamo salire sul Gamonda.
Pioveva a dirotto io non c'ero mai stato, lassù. Il sergente che era andato a prendere le consegne non sapeva più orizzontarsi. Su per i sentieri difficili, tali da lasciare i muli alla luce tremolante dei razzi ed al riflesso dei proiettori.
Ho ringraziato, quella notte, il riflettore austriaco di Monte Cimone .
Al povero Limoni è caduto sul capo un sasso mosso da un compagno che camminava più alto di lui. Ed io, tutto fradicio, a dispetto dell'impermeabile, in una galleria in costruzione ho fatto anche il dottore! Verso l'una siamo arrivati in vetta. Non ci si capiva nulla, sentieri stretti fiancheggiatida ripide pareti e profondi burroni. Niente baracche né ricoveri.
Continua a piovere ma non ho freddo , perché la salita mi ha riscaldato. Metto i soldati in due caverne, ed io passo la notte con il mio comandante nella mensa ufficiali della 160 (batteria) Artiglieria da Montagna, che vedendoci in deplorevole stato " senza tetto e senza cena" ci hanno offerto ristoro ed alloggio. Stufa accesa, facciamo alla meglio asciugare i nostri indumenti, e sonnecchiamo un po', seduti accanto alla stufa.
L'indomani riesco a sistemare miei uomini e me stesso . Ma piove sempre. Ma poi il tempo si rimette ed andiamo bene.
Il mattino del 15, verso le 3, un improvviso scroscio di colpi d'artiglieria in arrivo ci ha svegliati. Sulle barche situate al riparo della roccia piovono sassi e palette di shrapnells. Corro a svegliare i miei uomini, faccio prendere ad ognuno una cassetta di munizioni e via in postazione, all'unica arma mia, orche l'altra è al cambio. Devo attraversare un tratto di circa 70 metri, scoperto e parecchio battuto, per andare in postazione. Tra un arrivo e l'altro di grana i miei mitraglieri si buttano avanti.Anch'io li seguo, non senza qualche ruzzolone. Arrivato in caverna e fatto l'appello, trovo mancante l'armaiolo. Corro, e vado a cercarlo. Lo trovo in una. galleria con i soldati del genio zappatori che lavorano qui. Lo faccio venire con me alla postazioneBombana è bianco come un foglio di carta. Mandandolo a portare un ordine, siccome lo vedo andarsene maggio e curvo sotto gli scoppi, tiro per ischerzo un colpo di pistola per aria. Si butta per terra, poi via, di corsa. Povero Bombana! Verso le cinque il tiro rallenta, e mi ritiro. Alle 7 non c'è più nulla. Abbiamo avuto il caporal furiere ferito gravemente. Il genio quattro feriti.
Il mio comandate m'informa che mi ha proposto per l'encomio solenne per il modo celere con cui la mia sezione ha preso posto di combattimento sotto il fuoco d'artiglieria.  Oggi annunzio dell'inizio dell'offensiva nemica. Il bollettino da buone notizie e migliori speranze. Il nostro settore è tranquillo , si sente un intenso cannoneggiare verso gli altipiani. Siamo tranquilli e fiduciosi.

 

LUGLIO 1918

1 Luglio. Ho accompagnato stanotte una pattuglia incaricata di prelevare un piccolo posto verso Laghi. La casetta indicata dalle deposizioni dei prigionieri, nascosta fra i castagni sul pendio del monte, era quasi rovinata. Nessuno. Li accanto piangeva l'acqua d'una fonte, paurosa nella notte.
Ho dato fuoco ad un mucchio di foglie secche, per vedere se i nemico fosse vicino, si scopriva.Nulla. Nel bosco, degli alberi tagliati e scortecciati, una linea telefonica che abbiamo asporto sera però trovare i capi.
3 Luglio. La notte sul due, col collega Bondanalli e col soldato Zampè, accompagnati da una pattuglia siamo nati al campanili di Laghi. Qui la " terra di nessuno ha una lunghezza di più di due chilometri". A vanti. Passiamo un ordine di reticolati sulla rotabile presso il laghetto. Poi un altro all'entrata del paese. Nessuno , e nessuno rumore. Con delle bombe nelle mani avanzo lentamente , in testa alla pattuglia. Sulla strada rottami e mucchi di macerie. Facciamo senza volerlo un chiasso indiavolato. Il nemico ha la sua linea a meno di cento metri. Avanti. Da un momento all'altro possiamo scontrarci con una pattuglia avversaria. Passiamo la chiesa. Li davantini uno spiazzo, sorge il campanile, all'apparenza quasi intatto. Visitiamo le case , che non hanno più che i muri dei i tetti, sforacchiati. Penso alla mite gente che la guerra ha cacciato dal paesetto  adiacente tra i suoi due laghetti color pervinca. Entriamo nel campanile. Sono le tre. La pattuglia ritorna. Restiamo, in tre, a cinquanta metri dal nemico, con un tascapane di bombe e la necessaria mangeria. Nessun rumore. Il cielo sbianchisce verso oriente. La scaletta, coi gradini di pietraInfissi nel muro è frantumata dalle granate dai proiettili massi caduti dall'alto. Con fatica e pericolo riusciamo ad issarci, su. Siamo quasi al sicuro, poiché qui non ci avranno vivi.
Osserviamo le linee ed i lavori difensivi del nemico, i suoi movimenti ed i suoi passatempi.
Soldati in azzurro chiaro e in marrone passano, chiacchierano, fischiettano lavorando. Sentiamo le voci ed i suoni. Un organetto si sfoga in un lento valzer. Altrove un coro di voci canta un'aspra canzone. I nostri cannoni,  per non permettere al nemico di uscire dalle linee, mandano delle veementi raffiche. Dal suono distinguiamo i calibri e sappiamo le batterie che sparano. Alcune sono di amici, che stanno in ansia per noi. Sonnecchiando ed osservando passa la giornata. Alle 22 (ora legale) appena il buio ci permette di attraversare inosservati lo spazio scoperto attorno al campanile, ce la svigniamo per il ritorno.
Cinque ore di marcia per tornare quassù. Mezzi morti di fatica e di sonno siamo arrivati. Altro che tensione nervosa !
Su di una tavola son rimasti i nostri nomi, che il nemico forse leggerà con sorpresa, un giorno.30. Ieri abbiamo lasciato Val Posina, probabilmente senza ritorno. Paesi e case lasciate fra il verde dei costoni ed adagiate nelle conche come per nascondersi, sfracellate dalla furia dell'artiglieria. Chiare acque del torrente che sostate un po' nelle curve scavandovi freschi gorghi profondi dove immergevo con delizia il soverchio calore del mio corpo. Arrivo morto, senza più vista nelle case bucherellate. Velo d'Astico che alza al cielo come una maledizione il suo campanile spaccato per il lungo e a metà caduto. La "Montanina" con la sua chiesetta a mosaici oro e rosso, tutto ,tutto giù tra le erbacce cresciute rigogliose, come per nascondere i danni della malvagità del nemico.
Questo ho visto, viaggiando verso il ritorno, attraverso i vani della mascheratura della strada.
Col rombo strepitoso, su quella disfunzione andavano i miei pensieri. Andava il grosso autocarro come una bestia massiccia un po' ironica.
Calpestaron le culle nel cammino,
tutte le cose sacre
(anche le rose a Leila
povere rose della Montanina!)
Un ultimo sguardo dell'occhio pensoso del Pria Forà, azzurro dell'azzurro del cielo.Settembre 12- La sorte dopo la licenza mi ha riportato qui, sul costone di Monte  Aralta, tra Barzoni e Castana.
Non c'e nulla da fare ; poi sono molto seccato, e non trovo gusto a nulla. Ho fatto domanda per il battaglione d'assalto. L'unico divertimento è stato, qualche giorno fa, quando tre inglesi hanno abbattuto cinque " croci nere" , di cui due in fiamme proprio qui vicino. In circa mezz'ora!
Il 10 sono andato ad Arsiero, a trovare un amico. Aspettando l'ora di mensa, ho fatto una scappata a quei ruderi che furono " La Montanina". Niente schegge di vetri e di piastrelle colorate tra i calcinacci , a terra, colonne, archi, muri : tutto arso, rovinato. Dietro alla Montanina una potente linea di trincea coi vasti reticolati arrugginiti. Nel ruscello l'acqua canta, canta l'istessa canzone che il poeta stava forse a sentire, all'ombra dei boschetti. Ma non pare più quella. Quelle che scrissero , anni fa, il loro nome sotto il portico della chiesetta " Santa Maria di Montes" riconoscerebbero ora il luogo che rammenta forse uno dei migliori istanti del loro amore?
L'acqua canta nel ruscello tra i cespugli. Il cannone romba sui monti18 Settembre . Sempre qui, a godere le aure più o meno cresce di M.Aralta. Nessun divertimento, solo la notte sul 15, quando un forte reparto austriaco ha attaccato in cima Laghi, con vivace appoggio di artiglieria e conseguente nostra energica reazione. Naturalmente il nemico è stato respinto. Erano le tre e mezza circa. Immerso nel tepore del sacco a pelo, fui tratto dal mio sonno tranquillo da un improvviso bombeggiare di cannonate. Non mi mossi in deciso di non alzarmi, solo per un po' di fracasso. Ad un tratto il mio nicchio purtroppo esercitato. riuscì a percepire tra il fragore degli scoppi, il martellio serrato della mitragliatrice italiana: segno evidente d'attacco alla nostra linea.
Balzai in piedi; maschera al petto e via in postazione. I miei mitraglieri , già armati mi aspettavano, raggruppati intorno alle loro armi, nelle caverne tenebrose. Cannonate dirette a noi non ce n'era ma quelle indirizzate al proiettore a 200 metri al di sopra di noi tiravano giù un diluvio di sassi, con evidente pericolo della nostra incolumità personale. Come piccoli vulcani si vedevano in fondo valle scoppiare le granate di grosso calibro; gli shrapnells in aria erano come fuochi d'artificio. Una spessa nube di fumo si scorgeva, al chiarore lunare, riempie gli sbocchi delleValli di Tovo e di Laghi. Monte Calgani era cromato di fuoco.
All'alba tutto acqua. Avemmo qualche morto e parecchi
feriti. A Castana ho parlato con un giovane aspirante
degli alpini, dai chiari occhi foschi di dolore, roseo come
una fanciulla. Un braccio spezzato ed una scheggia in una 
coscia.Stava sul Calgani.Povero ragazzo!
Noi ci potemmo accorgere della forza del reparto attaccante dal
numero dei morti e dalla quantità di armi abbandonati 
davanti ai nostri reticolati.
Oggi ho visitato la linea di M Cimone in Val Riofreddo, che 
noi dovremo occupare. Quella e le altre linee del sistema,
sono un esempio di tenacia. Siamo dominati ma teniamo. Teniamo
anche dove la vedetta nemica ci schernisce come da un balcone, e ci
butta le immondizie addosso. Non a noi però, diavoli gialli

 

OTTOBRE 1918

Ottobre
1.Partenza per l linea di Monte Cimone. Con una pioggia insistente, sostiamo un giorno a Ca' Pirimi, ai piedi del monte.
Dobbiamo occupare la linea del fortino allaCimetta Simoni, a sinistra del Cimone. Nel pomeriggio, mentre gli ultimi scrosci di pioggia si alzassero con un. isto di sole, saliamo il costone. La Cima è ottima, per posizione e per opere. Profonde trincee in roccia, e senza caverne per le mitragliatrici. Il mio baracchino è un po' scalcinato, ma pazienza. Diamo il cambio alla 1249 del 217 " Brigata Volturno". A proposito io sono cambiante di compagna. Lotto co la mia sezione nel fortino: posizione dominante, caposaldo della difesa.
Gli austriaci sono in alto, e ci guarda come delle murate di una nave. di chi il Cimone ha la forma
2 La neve ammucchiata dai colchici nei prati di fondo valle, ha imbucato le cime più alte. Pasubio, Toraro, Conezza. Campoluzza, Campomolon ci spediscono  ma frizza che ci fa puntare alle buone fumate invernali falciate al piano. Stasera, mentre si trova alla mensa, ed io e un collega eravamo intenti ad na partita di scacchi che era oggetto dell'attenzione generale, un fonogramma ci ha annunziato un disertore. Condotto da un fiero czeco-slovacco col pugnale alla cintola ed una bomba Clevenot tolto gli spallacci 
nella giberna, il disertore è arrivato.
Vecchietto, mingherlino, con un'aria tra impaurita e da imbecille, entra, saluta il maggiore, ma la spaventosa caricatura di un ufficiale dei bersaglieri, ricordo della Brigata Cavalli. Evidentemente l'ha scambiato per ritratto del Re.
Ha una mezza pagnotta contro il petto, sotto il cappotto abbottonato. Mal vestito, ma scarpe ottime. Boemo. Era sarto di compagnia, ed ha disertato portandosi anche le forbici, fucile e munizioni. è un povero fante ignorante e non ci può dire molte cose. C'interessa la notizia che un tenente delle stosstruppern, ungherese, vuol tentare un colpo di mano sui piccoli posti nostri.
Venite , caro collega dal nome impronunciabile, sarete ricevuto con tutti gli onori!
8- ore tre, Abbiamo avuto notizia che gli Imperi Centrali hanno chiesto l'armistizio. L'artiglieri nostra ha risposto male, mantenendosi attivissima fino ad ora. Io ho sparato un migliaio di colpi sopra una mulattiera di obbligato passaggio a più di 2000 metri. Ad ogni razzo che s'alzava laggiù, nellaprofondità buia della valle, cinquanta proiettili partivano dalla mia arma a quella volta. Questo è il nostro armistizio. Se gli uomini di governo fossero qui, non studierebbero senza la risposta.
29 Stanotte sono stato di pattuglia sotto il Seluggio, a Casa Moli. Avanti per la strada di Campomolon. Poi su per i costoni selvaggi. Trovo un antica linea austriaca. Passo il reticolato , poi la trincea un riflettore nostro ci da parecchia noia. Si fa un chiasso indiavolato camminando sui rami secchi. Giù da un doccione, dove è scavata una caverna naturale , piovono quatto o cinque bombe a mano. Siamo in linea. Avanti. Passo il reticolato, un mio mitragliere volontario, mi avvisa che gli arditi no hanno più il coraggio di avanzare. Riesco a farli procede una cinquantina di metri , fino a pochi passi dal reticolato. Non avanzano più , perché hanno una paura tasche, che un solo austriaco me li prenderebbe tutti. Faccio tirare di là sette od otto bombe. Nulla. Altre bombe e sassi giù per il monte. Nulla ancora. è una tranquillità veramente impressionante. Faccio gridare al mio mitraglierequalche... complimento in tedesco; il nemico non risponde.
Nè un razzo, né un colpo di fucile. Alle quattro e mezza del mattino, quasi a giorno chiaro, ritorno.
30. Cambio. la brigata Chieti ,123 e 124, sono arrivati. Noi andremo a Zanè.
31. Ordine di partenza per valle Lagarina. Notizie strabilianti. Sul Piave il nemico è in rotta; noi combatteremo sulle montagne

 

NOVEMBRE 1918

2 Novembre . Arriviamo ad Ala. ll nemico è fuggito!
Avanzeremo senza impedimenti su Trento, a rapide marcie.
I prigionieri arrivano a migliaia. Nessuno li guarda, nessuno li conta. Sporco e famelico, l'austro-ungarico batte le strade d'Italia, ma non da padrone
3. Rovereto! Abbiamo camminato tutta la notte. Si inciampava nei corpi dei prigionieri stesi sul fango della strada.Avanti, Avanti. Domani si parte per Trento
4. Alle 19 siamo entrati in Trento. Niente feste, niente sbandieramenti. Abbiamo fame e sonno. Ma non siamo stanchi. Noi salivamo verso la città nostra . a Torineimmemori, più e più numerosi di noi, gli austriaci scendevano con carri, cavalli e automobili.i prigionieri nostri liberati montati sui cavali e sui carri del nemico, custodivano la colonna, lunga da Trento a Rovereto.Terrei in volto ,laceri, magri,stavano erti nei cavalli ossuti come scheletri, e facevano filare l'aguzzino di ieri.
e ci guidavano le loro sofferenze di ieri , la fai, la sporcizia , le bastonate! Uccideteli! correte che scappano!
I bei dragoni ungheresi col dolman azzurro impellicciato ad alamari gialli e neri come andavano a capo basso ! io ho requisito un cavallo con la relativa sella , e via, in testa alla mia compagnia
5- Riposo e cambio di caserma. Trento l'ho vista solo ancora dalle finestre. Per quelle poche vie che ho percorso, che luridume e che puzzo! Elmi , maschere, fucili, mitragliatrici, e magazzini di materiali buttati all'aria. I prigionieri continuano a sfilare, come prima. "Verrà la Caporetto Austriaca!" avevamo scritto sui manifesti della nostra brigata, al mese di maggio.
si è venuta!

 

©2020 di Savetheface. Creato con Wix.com