FRANCESCO ROLANDO

bersagliere

«Comandante di un battaglione, seppe con l’esempio e con la parola preparare le sue truppa all’azione. Avuto l’ordine di attaccare, con intelligente perizia disponeva le sue truppe, guidandole di persona. Avvertito che in un punto il nemico ostacolava violentemente l’avanzata, vi accorreva, e, da solo, sotto fuoco intenso, sprezzante di ogni pericolo, si spingeva audacemente verso l’avversario per riconoscere l’efficienza delle sue difese, finché, investito da raffiche di mitragliatrici, rimaneva ferito. Trasportato al posto di medicazione, dopo ricevute le cure, volle ad ogni costo tornare al suo battaglione, recandosi ove più violento era il combattimento. Per vincere l’ultima disperata resistenza del nemico, gridando parole vibranti di entusiasmo, con balzo leonino si slanciò in avanti, primo fra tutti, trascinando i suoi bersaglieri all’urto violento contro l’avversario che veniva travolto. Colpito in fronte, cadeva da eroe, col grido di Savoia! Sulle labbra. Fulgido esempio di eroismo e di alta virtù militare. Molino della Sega, Piave, 16 novembre 1917.[4]»
— Decreto Luogotenenziale del 13 giugno1918.

 

CROSA COSTANTINO

Fanteria

negli stessi giorni e poco più a sud, in località Molino Vecchio - tra Saletto di Piave e S. Bartolomeo - si manifestava in tutta la sua pienezza l’eroismo del capitano COSTANTINO CROSA del 201° reggimento di Fanteria (brigata «Sesia»), nato a Biella nel 1889 e che aveva già combattuto nel Trentino, sull’Isonzo, sull’altipiano di Asiago, sul Carso e nella zona di Gorizia.
Unitamente al 202° reggimento, il 201° - col capitano Crosa - si trovò impegnato fin dal momento dell’attacco dell’avversario che, guadagnato l’isolotto Vittoria, faticò assai a porre piede sulla destra del Piave; l’eroica, resistenza della brigata «Sesia» - i cui due reggimenti meritarono la medaglia di bronzo - costò, in due giorni di lotta, la morte in combattimento di 119 ufficiali e di 3331 uomini di truppa; tra i caduti, il capitano Crosa alla cui memoria venne concessa la medaglia d’oro al valore militare così motivata: «Sotto il violento bombardamento nemico con slancio mirabile, recavasi ad occupare un caposaldo dì eccezionale importanza, col compito di difenderlo fino all’estremo. Ed il compito assolveva in modo impareggiabie, mantenendosi incrollabile per quattro giorni di accaniti combattimenti, e respingendo sempre il nemico soverchiante. Rimasto con pochi uomini e attaccato da ogni parte, trovava ancora tanta energia da ingaggiare un’impari lotta con bombe a mano coll’avversano irrompente e lo fiaccava definitivamente, ma consacrava la vittoria col cosciente sacrificio della propria vita. Fulgido esempio di eroismo, spirò dichiarandosi contento di avere, ancora una volta, reso fatto compiuto il motto: Di qui non si passa! Molino Vecchio (Piave), 15-18 giugno 1918».
Costantino Crosa — la cui salma venne seppellita nel mistico cimitero di Oropa sotto un monumentino erettogli dagli amici e dai cittadini, e alla cui memoria la città natale intitolò una via — era stato proposto per la promozione a maggiore per merito di guerra ma la pratica venne interrotta dalla sua eroica morte sul campo dell’onore.
Tra il 17 e il 18 giugno — a Casa Pasqualin, a settentrione della ferrata Ponte di Piave-Treviso

 

CESARE POGGI

Fanteria

 il maggiore CESARE POGGI del 272° Fanteria si meritò la medaglia d’oro riuscendo a sopravvivere alle molteplici ferite ricevute.
Nato a Torno — in provincia di Como, nel 1883 — Poggi era un ammirato veterano che seppe meritare la promozione a capitano per merito di guerra nel maggio del 1916 ottenendo anche due medaglie d’argento al valor militare (Altipiano della Bainsizza, agosto 1917 e sul Monte Carnizza — Natisone — nell’ottobre dello stesso anno); era stato proposto per la promozione a maggiore per merito di guerra, ma l’ebbe invece «per meriti eccezionali» col trasferimento al 272° reggimento Fanteria del cui 2° battaglione aveva assunto il comando.
Per la situazione che si era creata alla Battaglia del Solstizio, il reparto del magg. Poggi (con tutto il suo 272° e il 271° facenti parte della brigata «Potenza») venne inviato a sostegno della «Cosenza» e della «Sesia» della cui attività e dedizione abbiamo più sopra accennato; la lotta iniziò furibonda a Casa Pasqualin ridotta a un mucchio di rovine adattate a fortilizio, e la medaglia d’oro, concessa al magg. Poggi con motu proprio del re, ricorda quel glorioso avvenimento svoltosi in terra trevigiana: «Comandante di un battaglione da lui mirabilmente preparato, occupava e teneva per tre giorni un caposaldo, resistendo, sebbene isolato quasi completamente, ad attacchi in forze del nemico, e contrattaccando a sua volta. Ferito in due parti del corpo manteneva il comando e dopo fierissima resistenza, esaurite le munizioni, ripiegava in ordine su posizioni poco arretrate. Quivi, ferito nuovamente due volte, era ancora l’anima della resistenza. Esausto per la perdita di sangue si decideva a lasciare il comando solo per la insistenza dei suoi e per la fiducia che poteva avere nel suo successore».
Rimarginate le ferite e conclusasi la guerra, il magg. Poggi si congedò e — decorato pure della croix de guerre francese — si dedicò agli emigranti quale ispettore del commissariato di emigrazione di Genova

 

CARLO GUADAGNI

Fanteria

CARLO GUADAGNI, nato nel 1878 a Santeramo in Colle (Bari), comandante di un battaglione del 243° Fanteria (brigata «Cosenza») e caduto il 15 giugno a S. Andrea di Barbarana.
Decorato di medaglia di bronzo in Libia (Misurata, 1912), Guadagni ebbe la medaglia d’argento per essersi distinto nel luglio 1915 a Castelnuovo del Carso; la medaglia d’oro alla memoria sintetizza come segue il suo estremo eroismo in terra trevigiana: «Durante un poderoso attacco nemico, mentre alla testa del suo battaglione avanzava a sostegno di altro reparto fortemente impegnato, scontratosi con forze preponderanti avversarie, che già avevano travolto le nostre prime linee e minacciavano un completo sfondamento, incurante del numero, le contrattaccava arditamente, e, a prezzo delle più gravi perdite, riusci va ad arrestarle ed a respingere i loro successivi attacchi. Dopo più ore di lotta impari e disperata, ridotto ormai con pochi superstiti, anziché ripiegare, si asserragliava coi medesimi in un caposaldo della posizione, deliberato a resistere a tutta oltranza e, fulgido esempio di valore e del più alto sentimento del dovere, v’incontrava morte gloriosa».

 

GIOVANNI EMILIO BOCCHIERI

Fanteria

GIOVANNI EMILIO BOCCHIERI, comandante della 1394° compagnia mitragliatrici e che si era già meritata una medaglia d’argento a Fagarè nel corso della prima resistenza del precedente novembre. Nato a Ragusa Inferiore (Siracusa) nel 1894 e diplomato ragioniere, Bocchieri aveva frequentato la Scuola militare di Modena dalla quale era uscito sottotenente pochi giorni prima della dichiarazione di guerra; la medaglia d’oro conferitagli alla memoria (Breda di Piave, 15-18 giugno 1918), lo ricorda «Comandante di una compagnia mitragliatrici, dopo una tenace resistenza fatta con la propria compagnia, ricevuto l’ordine di spostarsi in una località ove il nemico aveva rotto la nostra linea, vi trascinava i suoi mitraglieri, e, presa posizione colle armi, respingeva l’avversario. Attaccato novellamente da forze superiori ed accerchiato perchè nostri reparti laterali avevano ceduto, per un giorno intero, fulgido esempio di tenacia, resisteva strenuamente infiammando con atti di valore ed eroismo i suoi uomini. Serrato da presso, presa personalmente una mitragliatrice e postala allo scoperto sull’argine, mitragliava a bruciapelo il nemico e lo ricacciava, finché, colpito al petto, cadde gloriosamente sull’arma».

 

ERNESTO PASELLI

Fanteria

ERNESTO PASELLI nato a Milano nel 1875 e che era in precedenza appartenuto, col grado di tenente, al 5° reggimento Alpini.
Verso sera del 18 giugno un grosso reparto di arditi austriaci riuscì a penetrare nell’abitato di Candelù venendo affrontato decisamente dal ten. col. Paselli che alla testa di un gruppo di valorosi si lanciò al contrattacco impegnando gli avversari in una disperata lotta corpo a corpo; una bomba a mano, lanciata a bruciapelo da un ufficiale austriaco, dilaniò le carni dell’eroico comandante Paselli al quale venne conferita la medaglia d’oro con la bellissima motivazione che segue: «Comandante di un reggimento, con la parola e con l’esempio mantenne in critici momenti vivo l’entusiasmo ed il vigore delle proprie truppe, rendendo vani i ripetuti e furiosi attacchi sferrati dal nemico per più giorni sotto intenso bombardamento. Rimasto il suo reggimento scoperto sul fianco, si portò alla testa di un piccolo nucleo a fronteggiare forti infiltrazioni nemiche, incontrandovi morte gloriosa, sì che i suoi prodi, entusiasmati dall’eroismo e dal sublime sacrificio del loro comandante, con una violenta reazione ne vendicarono la morte, respingendo l’avversario con gravi perdite ed affermandosi saldamente sul terreno, fatto, per essi, più sacro dal sangue del loro comandante»

 

GIUSEPPE LENA

bersagliere ciclista

LENA GIUSEPPE di Nunzio
Nato a San Nazzaro (Benevento) il 30 novembre 1886 e morì in via Molinetto il 16 giugno 1918 meritandosi una medaglia d’argento al Valor militare con la seguente motivazione :
Soldato,12 battaglione bersaglieri ciclisti,N.matricola 11189, durante un attacco lasciava volontariamente il proprio plotone per unirsi alla prima ondata d’assalto . Raggiunta tra i primi la posizione contesa,vi impegnava una viva lotta con l’avversario, e ci lasciava gloriosamente la vita
Via Molinetto ,16 giugno 1918

Dal diario reggimentale:
Il 30 maggio parte per via ordinaria per Vicenza; il 1° giugno prosegue per Biban di Treviso, alla dipendenza della 23a divisione. Il 15 giugno, inizio dell'offensiva austriaca, il battaglione si porta al caposaldo Molinetto e poi sull'argine Regio del Piave. All'alba del 16 vi giunge il nemico e prende d'infilata i riparti ivi schierati. Due plotoni ciclisti, assieme a nuclei arditi, tentano di ricacciare l'invasore e dapprima vi riescono, ma un successivo attacco li obbliga a ripiegare sulla linea di partenza. Il 18 l'avversario riprende un violento bombordamento, poi muove all'assalto, ma è arrestato dinanzi alle nostre difese passive. Insiste nei suoi tentativi e raggiunge il caposaldo Molinetto in modo da battere alle spalle i difensori dell'argine. Riparti bersaglieri muovono per tre volte all'attacco, costringendo alla resa alcuni nuclei nemici, ma nuovi rinforzi e nuovi attacchi costringono i nostri riparti a ripiegare, dopo una nuova accanita resistenza, fino all'argine di S. Marco, ove i superstiti si irrigidiscono in una strenua difesa. E' ferito il comandante del XII. Il 19 il battaglione si porta al caposaldo di casa Perisiol e l'indomani per Cavrié è inviato a Carbonera, da dove prosegue per Cà Calion, in rinforzo al II battaglione del 121° fanteria.
Il 21 ritorna a cavrie 
Morí lungo la piavesella,ed ora riposa nel sacrario militare di Fagarè

 

SUSIGAN FERDINANDO

Fanteria

Numero matricola 8577

Benché ferito gravemente, rimaneva al suo posto avanzato di vedetta, sotto intenso fuoco di artiglieria nemica: mirabile esempio di eroismo e di sentimento del dovere

Salcano, 15 Agosto 1916

 

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