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I matti di guerra

Mi ricordo che da bambino chiedevo spesso a mia nonna (che ha lavorato come infermiera negli anni ‘50 al manicomio di Treviso) cosa facessero davvero questi “matti”, le storie erano 2 : tutti e due avevano più o meno 60 anni, uno dei due portava sempre con se del pan biscotto mentre l’altro era abituato a sciogliere il ghiacciolo (che gli davano una volta a settimana) sopra la stufa economica. Sfortunatamente non sono mai riuscito a risalire ai nomi dei due pazienti, ma alla loro storia si, il primo era un fante calabrese, rimasto sotto shock dopo un’attacco a baionetta, il pan biscotto gli veniva inviato una volta a settimana da sua mamma che abitava in Calabria e quest’uomo lo condivideva solamente con il direttore dell’ospedale, il secondo invece era un alpino laziale, che uscì pazzo dopo aver combattuto in alta montagna ed aver sofferto per il freddo inteso e per le valanghe,infatti era solito scaldare tutti i cibi ghiacciati,visto la sua fobia per il freddo. Il dolce è composto da una bavarese al latte di riso,infatti in manicomio quasi ogni giorno veniva distribuita una minestra di riso, l’inserto invece è fatto di pan biscotto che è collegato con la fiala all’arancia (per ricordare entrambi i fanti) il pezzettino di pasta di zucchero rossa richiama invece il cartellino che veniva appeso sul petto dei soldati quando venivano spediti negli istituti psichiatrici, la forma a uovo invece vuol spostare l’attenzione sul fatto che a Treviso oltre a praticare l’elettro e l’idro terapia fu sperimentata l’agro terapia infatti i malati meno gravi venivano accompagnati negli orti sociali per aiutarli nella riabilitazione





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