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Il Calendino

Giuseppe Calendino nato nel 1893 nella campagna di un piccolo paese in provincia di Cosenza, ultimo di 8 figli, in condizioni economiche assai modeste. Nel 1912 parte per il servizio di leva obbligatorio che all'epoca durava 2 anni, durante il quale viene inviato in Libia col 57° reggimento e dove contrarrà la malaria. Nel 1914 avrebbe dovuto terminare il servizio di leva ma in previsione del coinvolgimento dell'Italia in guerra non fu congedato. In realtà rimase poco al fronte con il 162° reggimento poiché già nel 1915 fu fatto prigioniero e portato in Ungheria. Malgrado quei pochi mesi di fronte ebbe racconti molto emblematici, come quando la sua compagnia fu bersaglio dell'artiglieria nemica per 2 giorni e 2 notti senza un minuto di sosta; rimase quindi immobile nel suo giaciglio per 48 ore di fila. Un altro racconto molto significativo fu quando, accampati dentro una tenda, nessuno voleva uscire per andare a prendere l'acqua che distava a circa 50 mt dall'accampamento. In modo poco democratico decisero che doveva andare Giuseppe a prenderla così appena si allontanò un colpo di mortaio centrò in pieno la tenda, morirono quasi tutti mentre lui rimase illeso. Poi il grande freddo che gli permetteva di marciare sopra un lago ghiacciato oppure di prendere il vino in sacchi perché congelato.

La sua fortuna in prigionia fu quella di essere molto abile e capace ad aggiustare scarpe quindi aggiustava scarpe dalla mattina alla sera per compagni di prigionia, soldati e ufficiali austroungarici, questo gli risparmiò lavori più pesanti e alle intemperie.

O per meglio dire, il pre dessert, è una sferificazione di vin brûlé, che prende spunto dal vino congelato trasportato in prima linea dentro i sacchi di yuta per via del freddo inteso.
















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